Il Pianto del Signore

 

A circa mezza costa del Monte degli Ulivi, tra la chiesa del “Pater Noster” e la Valle del Cedron, c’è la chiesa detta “Dominus Flevit” (Il Signore Pianse).

dominus flevitProvenendo dalla chiesa del Pater Noster, la strada è stretta e ripida con l’asfalto reso liscio dall’usura e dal sole. Sulla destra, centocinquantamila tombe si presentano come grandi sarcofagi di pietra su ognuno dei quali i visitatori o parenti del defunto lasciano un sassolino come simbolo per la visita fatta: è il cimitero ebraico. Dal cancello aperto, scorgo degli ebrei in preghiera e la mia guida mi dice che in quel cimitero ci sono anche le tombe di alcuni profeti, tra cui il profeta Zaccaria. Il motivo per il quale un ebreo vuol essere sepolto in quel cimitero è da ricercare in un brano della Bibbia e precisamente nel libro di Zaccaria, dove si identifica il Monte degli Ulivi come il luogo da dove, alla fine dei tempi, Dio inizierà a far risorgere dai morti.imitero ebraico

Quasi difronte al cancello del cimitero, sulla destra, un altro cancello ci introduce in un giardino ben curato: ci sono fiori, piante grasse, ulivi, eucalipti. Al centro una costruzione la cui forma ricorda una “lacrima”: è la chiesa della Dominus Flevit, costruita dall’arch. Barluzzi nel 1955.

L’edificio è piccolo ed è stato costruito su una pre-esistente chiesa bizantina del IV secolo il cui pavimento a mosaico è oggi parte della chiesa stessa. L’interno, abbastanza spoglio, è caratterizzato da un’enorme vetrata dietro l’altare, dalla quale è possibile scorgere il panorama della città vecchia di Gerusalemme, anche se la vista migliore si ha all’esterno dalla terrazza: le mura con la Spianata delle Moschee da cui spicca la scintillante Cupola d’Oro della Moschea, la porta dei Leoni, la tozza cupola della chiesa del S. Sepolcro, a sinistra l’isolata chiesa del Gallicantu e in fondo il campanile della chiesa del Patriarcato Latino. Poi la chiesa della “Dormitio Mariae”, e naturalmente tra la chiesa della Dominus Flevit e la cittadella di Gerusalemme, in basso, l’orto del Getzemani e la trafficata strada che percorre tutta la valle del Cedron. Oggi il cielo è particolarmente terso da nubi e le pietre biancastre degli edifici che formano la città amplificano il suo splendore, mentre gli immancabili muezzin fanno sentire asincronicamente la loro voce dalle numerose moschee della città, richiamando i fedeli dell’Islam alla preghiera.

oldcity22 In questo luogo viene ricordato il fatto descritto nel Vangelo di Luca, quando Gesù guardando, Gerusalemme, pianse dicendo «Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, la via della pace. Ma ormai è stata nascosta ai tuoi occhi. Giorni verranno per te in cui i tuoi nemici ti cingeranno di trincee, ti circonderanno e ti stringeranno da ogni parte; abbatteranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra, perché non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata».

 Quanto è vero ed attuale il pianto del Signore!! Quanti ancora dopo oltre duemila anni non hanno compreso! La tristezza mi invade ricordando quante volte il Signore avrà pianto per noi, avrà pianto per me per non aver compreso i suoi insegnamenti, per non essere stati pronti a raccogliere la sua parola. Dunque, anch’io sono come la cittadina di Gerusalemme che non ha compreso la via della pace? Anche noi saremo cinti d’assedio e saremo abbattuti perché non abbiamo riconosciuto il tempo in cui siamo stati visitati?

E’ con questi pensieri che malinconicamente lascio questo luogo e mi avvio verso il giardino del Getzemani.

TABOR: un monte di Luce

 

Percorriamo una  veloce superstrada che ci conduce fuori da Nazareth, in un  panorama mozzafiato tra le colline della Galilea. Giù in basso, la verde pianura è interrotta a tratti dal marrone della terra appena arata. Ben presto però lasciamo la strada principale per Iksaal.  Adesso la vegetazione cambia, lasciando il posto a querce e ulivi e ogni tanto qualche cartellone pubblicitario con scritte in arabo, ci accompagna  fino a  Daburiyya, un paese molto più grande del precedente e costruito in collina. Dei bambini giocano per strada, avranno 5-6 anni e costringono l’autista dell’autopullman ad andare molto piano. Si passa  vicino ad un minareto che con la sua severità sovrasta il paese, per arrivare ad un grande parcheggio dove una fila di autopullman sostano in attesa che tornino i pellegrini dalla visita alla basilica della Trasfigurazione. Siamo alle pendici del Monte Tabor.

In questo parcheggio, attrezzato con un bar, un negozio di souvenir e i servizi igienici, pazientemente ognuno attende  il proprio turno per salire sulla montagna.

La strada è molto stretta e gli unici mezzi per salire sono dei minivan da 9 posti, che fanno continuamente la spola tra il parcheggio e la sommità del monte.

Dopo circa una mezz’ora di attesa è il nostro turno e finalmente si sale in un percorso tortuoso di curve e tornanti. L’autista ci fa scendere dal minivan  vicino ad un  cancello.  E’ aperto e  davanti a noi ecco la basilica. Percorriamo un breve vialetto, con un muricciolo a destra e a sinistra delimitante un  giardino di piante grasse. La chiesa è’ una costruzione imponente di  pietra chiara con due grossi campanili, che terminano entrambi con finestre a bifore. La facciata con tetto a capanna racchiude alla sommità una trifora. Lateralmente appena entrati due cappelle: una  intitolata ad Elia e una  a Mosè . All’interno di esse delle pitture con scene dei Profeti. Difronte a noi una larga scala scende in una cripta luminosa con al centro un altare.

All’esterno, sul piazzale,  si aprono delle grotte allestite con altari per le celebrazioni eucaristiche. A fianco della basilica, una stretta scala di pietra sale su una terrazza da cui è possibile vedere tutta la vallata sottostante. La vista è spettacolare e lontano oltre la grande pianura si intravede il lago di Tiberiade.

Ecco, in questo contesto si è immersi nella luce e nella pace del luogo. Qui in qualche punto di questa collina, Gesù si è trasfigurato davanti ai suoi discepoli e la sua luce e il suo amore  è stato  donato  alla chiesa universale.  Su questa  montagna, nel silenzio a volte interrotto da un alito di vento, viene spontanea una meditazione su noi stessi,  e su chi siamo. Signore, cosa mi chiedi ?  La tua trasfigurazione è forse un richiamo per la nostra poca fede ? Quante volte  mi hai parlato ed io non ti ho ascoltato ? Ecco su questa cima ti sei fatto luce, per illuminare le nostre coscienze e per darci la speranza della futura resurrezione “ chi crede in me non morirà in eterno”

Grazie.

Si scende dal Tabor, immergendoci  nuovamente  nelle cose della vita di tutti i giorni, ma  fortificati e consapevoli  che nelle giornate buie del nostro cammino, la Sua Luce e  il Suo Amore non verranno mai meno.

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CANA L’AMORE…..DIVINO

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Oggi vorrei parlarvi di un piccolo borgo situato a soli sette chilometri da Nazareth: Cana di Galilea.

Lasciato il pullman sulla via principale, una stretta stradina lastricata, leggermente in salita con pietre ormai rese lisce dal passaggio dei numerosi pellegrini che nei secoli le hanno calpestate, si arriva al Santuario dove si ricorda il Miracolo delle Nozze di Cana. Due file di case basse costeggiano la strada, interrotte ogni tanto da qualche negozio di souvenir. Alcuni uomini sono seduti fuori dai locali a conversare tra loro; sono mussulmani, li riconosco dalle lunghe tuniche  e dal tipico copricapo. Non sono più tanto giovani, la barba bianca e le profonde rughe del viso segnano il tempo trascorso.

Poco più avanti un altro uomo ( ma le donne dove sono ? ) sgrana tra le dita il Tasbeek, una specie di rosario mussulmano, di color ambra.

Ma ecco il Santuario del Miracolo delle Nozze di Cana. È una chiesa molto semplice: la facciata è caratterizzata da due campanili non molto alti, uno a destra e uno a sinistra, che sembrano vigilare sui pellegrini che si avvicinano, in alto campeggia la croce di Gerusalemme e lo stemma dei francescani, e in basso un breve porticato ci introduce all’ingresso.

Entriamo e subito il raccoglimento, il silenzio, la semplicità e la grandezza del luogo abbracciano il pellegrino. In fondo, sull’altare maggiore ci sono sei anfore in cotto, tre a destra e tre a sinistra del Tabernacolo. Da una porta, alcuni gradini portano in una cripta dove gli archeologi hanno  trovato delle giare in pietra. Queste “giare” , ricavate da blocchi di pietra potevano contenere fino a 500 litri di acqua e servivano per le abluzioni dei giudei. Tutto in quel luogo riporta alla descrizione del miracolo che Gesù compì quel giorno e che viene narrato nei Vangeli.

A Cana normalmente le coppie rinnovano le promesse matrimoniali ed è qui che ho capito il significato delle parole che pronunciai il giorno del mio matrimonio: come Gesù, Maria e i discepoli sono stati invitati alle nozze a Cana, anche nel nostro matrimonio cristiano, Essi sono stati invitati e li abbiamo resi partecipi della festa e della nostra gioia. E se, durante la vita matrimoniale, dovesse mancare il “vino”, beh state pur certi che Maria, sempre attenta alle necessità dei suoi figli, lo farà presente a Gesù il quale provvederà al problema come fece quel giorno a Cana.

In questo luogo tutto parla di alleanza, fedeltà, in una parola….. di  amore

È tempo di riprendere il cammino, ma prima sostiamo nel negozio di fronte alla chiesa per assaggiare il vino resinato, tipico del luogo.

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